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    B_NORM    
    view post Posted on 7/3/2011, 16:03 by: GiuseppeCortiQuote
    Il 4 settembre del 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i 43 campi di internamento italiani per cittadini di paesi nemici. In realtà in questi campi furono concentrate diverse categorie di persone: ebrei italiani antifascisti, stranieri sudditi di "paesi nemici" (voleva dire inglesi), ebrei stranieri, zingari, antifascisti italiani. I campi fascisti non nacquero come lager, ma come veri campi di concentramento. Il 6 aprile 1941 l'esercito italiano e quello nazista invasero la Jugoslavia, con annessione all'Italia di parte dei territori della Slovenia e la capitale Lubiana. E in quel momento si rafforzò l’uso delle foibe per infoibare gli oppositori al regime fascista e coloro i quali si erano ribellati ai voleri della borghesia latifondista associatasi con i potentati sloveni e i fascisti italiani e sloveni (di questo però ci si dimentica, pare che a essere stati infoibati siano stati solo i fascisti e gli italiani da parte dei titini, i quali stinchi di santo non erano). Con il diffondersi del movimento di liberazione sloveno, il Comando politico-militare fascista creò diversi campi di concentramento in Jugoslavia e in Italia, dove furono deportati uomini, donne, bambini ed ebrei. Dal settembre-ottobre 1943 all’aprile 1945 i nazisti, in collaborazione con la polizia della Repubblica Sociale Italiana di Salò (quelli che si dice abbiano risposto solo a un moto ideale del tempo e della loro gioventù), istituirono e gestirono, nell’Italia occupata, quattro campi di smistamento rispettivamente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Fossoli (Modena), Grosseto e Bolzano. Da questi campi gli italiani rastrellati ed arrestati a vario titolo vennero avviati ai Lager tedeschi, disseminati in Europa. A Trieste, nella Risiera di San Sabba, fu creato invece un vero e proprio campo di sterminio alla maniera tedesca, dotato di forno crematorio dove furono assassinate oltre 5.000 persone.
    Un tour della memoria, della nostra memoria può essere anche quello dei campi di internamento e sterminio italiani, che non sempre (o non tutti) sono stati brava gente.
    Quel che è certo è che, in questo paese, gli italiani tutti una cosa ce l'hanno: la memoria breve. E non sarà male che ognuno perda 10 minuti del suo tempo per raccontare alle nuove generazioni televisivizzate che certe cose, quelle cose, sono successe per davvero. Perché non tutti gli italiani furono uguali, e forse non lo saranno mai.

    Edited by GiuseppeCorti - 8/3/2011, 12:48
    Comments: 1 | Views: 19Last Post by: carlopucci (10/3/2011, 10:14)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 5/3/2011, 19:40 by: torredimarmoraQuote
    Qualcuno può gentilmente indicarmi a chi rivolgermi per avere una connessione internet banda larga wifi tra polvereto e fornacette? ho trovato aziende tipo eutelia popwifi reteivo toscocom- ce ne sono altre? quale la migliore?
    Comments: 2 | Views: 23Last Post by: torredimarmora (9/3/2011, 18:54)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 1/3/2011, 21:59 by: GiuseppeCortiQuote
    Io un'idea ce l'ho, devo metterla giù per bene, a pulito. Ma se c'è qualcuno che legge, cosa ne pensa?
    Comments: 0 | Views: 3Last Post by: GiuseppeCorti (1/3/2011, 21:59)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 2/2/2011, 20:08 by: GiuseppeCortiQuote
    In questo periodo in cui nessuno sa più a che santo vocarsi o a chi dar retta, c'è ancora qualcosa a cui attaccarsi: la ragione. NON è vero che gli italiani furono tutti uguali, non è vero che tutti erano animati da animo di giustizia e libertà. E' vero che ci fu chi sbagliò o sbagliò più di altri e chi patì o perse la vita per mano di chi aveva fatto scelte sbagliate. Tanti sono i delitti commessi dai fascisti italiani insieme ai nazisti e non tutti hanno ricevuto l'attenzione che avrebbero meritato. Tavolicci è uno di questi. Di queste cose si interessa, fra gli altri, l'Istituto per la Storia della Resistenza e Età Contemporanea (Ravenna) e l'istituto di Storia Contemporanea "Pier Amato Perretta" (Como), ai quali ci si può rivolgere per ricevere qualunque tipo di informazione o per dare il proprio contributo economico o di memoria.


    Per Tavolicci, riporto qui di seguito il memoriale del fatto scritto da Don Giovanni Babini, parroco di Pereto, così come riportato nella lapide posta a memoria dell'eccidio, che fu soprattutto di donne e bambini.

    La sera del 21 Luglio 1944 una squadra di n. 5 agenti di polizia italo-tedesca si portava a Tavolicci (piccola borgata di circa 80 abitanti posta nel comune di Verghereto, Forlì, Parrocchia di S. Maria in Montegiusto). Perlustrarono tutto il paese, penetrarono in tutte le case, simulando grande gentilezza e cortesia ed assicurando alla popolazione che contro di essa non sarebbe stato fatto nulla e che quindi dormisse nella propria abitazione.La mattina seguente un’ora avanti il giorno, mentre gli abitanti di Tavolicci dormivano ancora tranquilli così vigliaccamente ingannati, una squadra di agenti di polizia italo-tedesca (in numero di circa 40) come belve feroci irrompevano nel paese. Alcuni circondandolo con mitragliatrici ed altri penetrando con violenza nelle abitazioni, imponendo a tutti gli abitanti di alzarsi e vestirsi immediatamente. Intanto gli uomini validi e giovani venivano legati con funi e tratti sulla piccola piazzetta del paese affinché fossero spettatori del massacro e del martirio delle loro donne e dei loro bambini. Gli uomini vecchi ed invalidi furono barbaramente uccisi sulla soglia delle loro abitazioni, tutte le donne e i bambini furono con spinte e minacce, rivoltella alla mano, radunati in un piccolo ambiente e fu loro intimato di stendersi a terra: erano madri urlanti e stringenti al petto i loro neonati, erano ragazze nel fior della vita che imploravano pietà e misericordia, erano piccoli fanciulli atterriti che attaccati alle gonne delle loro madri piangevano e chiedevano pane. Il boia che aveva la faccia
    mascherata e che parlava benissimo l’italiano, sulla soglia della porta, atteso il momento opportuno, sparò varie raffiche di mitragliatrice su quel cumulo di vittime innocenti che inutilmente imploravano misericordia. Poi si ritirò chiudendo la porta, ma sentendo ancora delle grida, dei gemiti, ritornò per ben due volte s...

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    Comments: 2 | Views: 56Last Post by: GiuseppeCorti (8/2/2011, 18:03)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 12/10/2010, 20:02 by: GiuseppeCortiQuote
    Solo una piccola nota: avevano tirato su la cresta e improvvisamente l'hanno riabbassata. O cosa sarà mai successo? Che le cose siano sfuggite di mano proprio ora che sembrava tutto risolto? Avete riso troppo presto? Immaginavate che non sarebbe successo? Vi avevano promesso?
    Peccato, sembrava ci si stesse avviando a diventare un paese felice delle proprie ipocrisie; la dura realtà ha riportato tutto sul piano della commiserazione.
    Ma voglio fare una esortazione alle persone oggi così tristi: forza, animo, pare finalmente che trionfi la giustizia alla quale avete sempre inneggiato. Gioite se potete.

    Comments: 0 | Views: 7Last Post by: GiuseppeCorti (12/10/2010, 20:02)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 2/8/2010, 16:38 by: GiuseppeCortiQuote
    Beh, mi pare sia giunto il momento. Almeno nella nostra cultura, ognuno in cuor suo sente la necessità di confessarsi quando ha combinato qualcosa di grosso o quando ha fatto ripetute figure meschine. Un bisogno contenuto a malapena ogniqualvolta il fattaccio si ripete. E io sono molto recidivo, quindi mi confesso pubblicamente almeno fra coloro che leggeranno queste povere righe, spero con un briciolo di comprensione per la mia situazione. Insomma, SONO UN BABBEO.
    Ci sono già cascato troppe volte per continuare a negarlo, quindi mi devo convincere: SONO UN BABBEO.
    La prima volta (da età matura) fu subito dopo la laurea. Dopo qualche giorno si avvicina un professore che conoscevo a malapena (non farò il nome perchè ancora vivo); mi dimostra subito grande interesse per il lavoro che avevo svolto, che si trattava di una cosa molto importante; ha parole di ammirazione per la costanza e la mole di lavoro svolta. Com'è ovvio i complimenti mi fanno piacere, anche se un eccesso di adulazione mi innervosisce e fa dubitare un pò. Però, voglio dire, si tratta di un professore, è molto noto, da qualcuno è considerato in gamba (ha anche i suoi detrattori, ma chi non li ha?), è all'apice della sua carriera, ha contatti con molti ricercatori stranieri. Insomma, perchè dovrebbe prendermi in giro o adularmi, con che scopo? E quindi, quando mi chiede una copia della tesi mi sento anche onorato di tale richiesta. Insomma, ho fatto un lavoro che vale, che è apprezzato da chi si intende di certe cose.
    Poi incontro un’amica (niente nomi!), che meglio conosce il soggetto, e gli dico (un pò tronfio) che il tale professore mi ha chiesto copia della tesi. E lei: E TE GLIEL'HAI DATA? Dopo ovvie battute sul chi dovesse dare qualcosa a qualcuno, rispondo che sì, gliel'ho data, la copia. E mi dice di tutto: che sono, appunto uno sciocco, un babbeo, un credulone, che mi si piglia per il naso quando si vuole. Vedrai, vedrai se non lo dovrai rimpiangere di avergliela data. E io, dopo averla rassicurata sul fatto che se lei l'avesse data a me non avrebbe rimpianto nulla (!), gliene dico di tutte: che è invidiosa, che non sa capire le persone, che la sua eccessiva chiusura agli altri la isolerà. Ovvio che la voce si spanda, e così mi chiama il mio professore, colui con il quale mi ero laureato, il mitico professore Sergio Cecconi. E mi chiede se sia vera la storia. Non mento, anche se il clima nella stanza è da tribunale SS. E mi dice di tutto, tutto quello che mi ha già detto la mia amica con aggiunte del tipo: stupido, imbranato, non capisci nulla, ma proprio uno di Montespertoli, dovevi stare a fare la barba alla gente non venire a rompere i co…… all'Università. Deglutisco a fatica e con un filo di voce trovata non so dove chiedo: ma insomma, cosa c'è da temere, perchè è così grave aver fatto una cosa così? A quel punto si alza, schiarisce la voce tirando su il muco che gli si era rappreso in gola durante la precedente invettiva, lo...

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    Comments: 0 | Views: 50Last Post by: GiuseppeCorti (2/8/2010, 16:38)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 10/6/2010, 21:18 by: GiuseppeCortiQuote
    Certo, Ezra Pound ha avuto una vita e idee discutibile, ma rammento che è stato letto anche da Pasolini, il quale di discutibile ha avuto solo la voglia e la volontà estrema di cambiare la sinistra.
    Dedico questa poesia a tutti i capi di sinistra che, quando sviluppano l’autoconsiderazione di capo, si convincono di avere diritto di vietare qualunque cosa a chiunque, manifestando irrequietezza e disgusto per coloro che osino criticarli. Capi che non accetteranno mai una delle critiche o uno dei divieti che essi non hanno risparmiato a nessuno si allineasse. La sinistra, una nuova sinistra che sia libera dal retaggio vetero-comunista e che marci al passo con i tempi della civiltà, non potrà mai affermarsi se non troverà il coraggio di abbandonare i tanti fascisti rossi che la avvelenano.
    A scopo di meditazione e di esortazione a NON allinearsi al vecchio/nuovo che avanza, riporto una sua poesia tratta dal libro Canti Pisani che Ezra Pound pubblicò nel 1948.


    Canto LXXXI (Ciò che sai amare rimane)

    Ciò che sai amare rimane, il resto è scoria
    ciò che sai amare non ti sarà strappato
    ciò che sai amare è il tuo vero retaggio
    il mondo, quale? Il mio, il loro
    o di nessuno?
    Prima venne la vista, poi diventò palpabile
    Eliso, fosse pure in quell’antro d’inferno,
    ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio
    ciò che tu sai amare non ti sarà strappato.
    La formica è centauro nel suo mondo di draghi.
    Deponi la tua vanità, non è l’uomo
    che ha fatto il coraggio, o l’ordine o la grazia,
    deponi la tua vanità, dico, deponila!
    La natura t’insegni quale posto ti spetta
    per gradi d’invenzione o di vera maestria,
    deponi la tua vanità,
    Paquin, deponila!
    Il casco verde tua eleganza offusca.
    “Padroneggia te stesso, e gli altri ti sopporteranno”.
    Deponi la tua vanità
    sei cane bastonato sotto la grandine
    tronfia gazza nel sole delirante,
    mezzo nero mezzo bianco
    tu non distingui fra ala e coda
    giù la tua vanità
    spregevole è il tuo odio
    che si nutre di falso,
    deponi la tua vanità,
    sollecito a distruggere, avaro in carità,
    deponi la tua vanità
    dico, deponila!
    Ma avere fatto piuttosto che non fare
    questa non è vanità
    aver bussato, discretamente,
    perché un Blunt ti apra
    avere colto dall’aria una tradizione viva
    o da un occhio fiero ed esperto l’indomita fiamma
    questa non è vanità.
    L’errore sta tutto nel non fatto,
    sta nella diffidenza che tentenna…
    Comments: 0 | Views: 38Last Post by: GiuseppeCorti (10/6/2010, 21:18)
     

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